«Plain writing», istruzioni per l'uso per parlare in modo più inclusivo

Valentina Di Michele, che organizza «DiParola Festival», l'evento italiano dedicato al linguaggio chiaro, inclusivo e accessibile, dà qui 8 consigli pratici per spiegarsi meglio e farsi capire da tutti.

Come si «sblocca un firewall»? Cos’è il «limite di copertura» che troviamo scritto sulle bollette di luce e gas? Cosa significa avere una «sintomatologia severa»? Chi è il «teste fidefaciente» che appare negli atti notarili?

Rispondere a queste domande non è sempre facile: eppure spesso basterebbe usare parole più semplici o spiegare il significato di termini complessi per permettere alle persone di comprendere la situazione e prendere decisioni più informate.

Comunicare in modo chiaro è un dovere civico, ma anche una grande opportunità per le aziende. Valentina Di Michele

Ce lo spiega Valentina Di Michele, che organizza DiParola, festival italiano dedicato al linguaggio chiaro, inclusivo e accessibile che si terrà, con accesso gratuito, il 21 e 22 settembre online: «Nel mondo anglosassone ha un nome: si chiama plain writing, ed è un modo di parlare e scrivere che punta alla chiarezza e alla semplicità per rendere più comprensibili ambiti complessi come la burocrazia, la sanità, il mondo bancario, energetico, legale, e molti altri».

L'obiettivo del festival è offrire nuovi strumenti per capire e farsi capire, nella comunicazione parlata e in quella scritta. E talvolta bastano davvero dei piccoli accorgimenti per fare la differenza: è Valentina Di Michele a darci qui 8 consigli pratici, molto efficaci.

1. Ascolta prima di parlare

È la prima regola della comunicazione: per essere davvero efficace e inclusiva deve essere comprensibile per chi ascolta. Per farlo, parti dalle basi: ascolta come parla il tuo interlocutore e scegli di usare le parole che ha usato più spesso.

2. Parti dal perché

Qual è l’informazione più importante che vuoi che trasmettere? Quale obiettivo vuoi raggiungere? Una frase chiara è chiara prima di tutto nella nostra testa. Se non lo è per noi, sicuramente non lo sarà neanche per chi ci ascolta.

3. Dai un ordine logico alle informazioni

Al cervello piace l’ordine: possiamo aiutarlo organizzando le informazioni partendo da quella essenziale: per esempio, «Il 12 settembre inizieranno le lezioni in tutte le scuole italiane» è un’informazione più chiara di: «In tutte le scuole le lezioni inizieranno il 12 settembre».

4. Inizia dal verbo

Il verbo all’inizio della frase è come una freccia che ci dà una direzione. «Attiveremo la linea telefonica domani» è un’indicazione più facile da ricordare di: «L’attivazione della linea telefonica avverrà domani».

5. Preferisci le frasi positive

Le frasi negative o che contengono negazioni ottengono spesso il risultato contrario rispetto a quello desiderato. «Vietato attraversare fuori dalle strisce pedonali» non dice cosa fare, ma solo cosa non fare. «Attraversare sulle strisce pedonali» ha tutt'altro tono: abbiamo un’istruzione precisa che non lascia dubbi a fraintendimenti.

6. Evita le parole tecniche

Se le persone con cui parli conoscono il termine «aspirina», non ha molto senso dire Asa, o acido acetilsalicilico. Le parole brevi e di uso quotidiano sono più efficaci di quelle complesse e tecniche. E aumentano la fiducia: danno l’idea che non abbiamo nulla da nascondere. Se proprio devi usarle, spiegale; per esempio: «L’acido acetilsalicilico, cioè l’aspirina».

7. Usa degli esempi e metafore

Come spiegare cos’è una password a una persona che sa poco o nulla di internet? Basta fare degli esempi o usare metafore: «La password è come una chiave che serve a tenere riservate delle informazioni personali».

8. Non dare niente per scontato

Ci sono parole straniere entrate nell’uso comune, come «spread», «food» o «fitness». Le usiamo così spesso da pensare che tutte le persone ne conoscano il significato. Eppure, spesso non è così. Non dare mai per scontato che tutti abbiano le nostre stesse conoscenze è la chiave per parlare, e farsi capire, in ogni situazione.