Elena TrentinGiornalista specializzata in medicina narrativa
Dire la malattia, dire la morte con parole "lente"
Una riflessione sul linguaggio con cui raccontiamo la malattia oncologica, il fine vita e la morte, a partire dal concetto di slow violence (o violenza lenta) mutuato dagli studi di medicina narrativa e comunicazione sanitaria. Non si tratta di una violenza esplicita o intenzionale, bensì inconsapevole, che l'uso e il tempo hanno finito per rendere accettabile, tanto da non farla percepire come un pericolo. Ne sono degli esempi "parole assolute" come i tecnicismi, che escludono e allontanano dalla comprensione, le metafore belliche, che trasformano la cura in una battaglia ad ogni costo, e le etichette, che mettono in secondo piano l'identità delle persone. Vi sono poi le "parole palliative", come quelle che cercano di attenuare il dolore per la morte attraverso giri di parole.