Eleonora Sacco è un’autrice e guida italiana. Scrive di viaggi e cura il blog painderoute.it. È esperta di minoranze etniche dell’ex URSS e di patrimonio artistico e architettonico sovietico.
Punti chiave dell'intervento
Obiettivo: “concepire l’altro” (prima ancora di descriverlo)
Molte distorsioni linguistiche nascono dall’incapacità (o non abitudine) di concepire davvero l’altro come soggetto pieno, non come oggetto di racconto.
Le macroetichette sono imprecise e generaliste (es. “Africa” come blocco indistinto; “Indonesia giungla tribù primitive…”, etc.).
Principio guida: chiamare persone/luoghi come desiderano essere chiamate (autodenominazioni, nomi ufficiali aggiornati).
Standard, toponimi e retaggi coloniali
Lo strumento è lo standard ONU M49 per nomi ufficiali di paesi e aree geografiche (attenzione anche alle “aree”, non solo agli Stati).
Non tutti i nomi sono neutri; molti portano strati coloniali (es. “Medio Oriente”, “Indocina”, etc.).
Pronuncia e traslitterazione: fine del “doppio standard”
La pronuncia corretta è verificabile con risorse online, IPA, audio, YouTube “how to pronounce”. Non esiste un solo modo “giusto” in assoluto; conta il sistema della lingua di arrivo, ma serve coerenza.
Alcuni nomi “li pronunciamo bene perché li riteniamo importanti”, altri li deformiamo “perché tanto…”. È il doppio stardard.
Dare “matericità” alle lingue: non tradurre tutto
Inserire parole locali semplici e accessibili (saluti, ringraziamenti) è un gesto concreto per far entrare l’altro nel testo.
Non tradurre tutto può essere una posizione politica, purché si renda comprensibile con delle perifrasi.
Guardarci dentro: lo sguardo occidentale e il bias confermativo.
Dobbiamo riconoscere la relatività di costi, distanze, valori (es: “è tutto economico”, “sono città vicine”).
Attenzione alle “voci fuori dal coro” che in realtà confermano l’Occidente (es. un cognome straniero viene usato per esprimere un punto di vista non occidentale).
Descrivere il diverso: lessico preciso, rispetto, pluralità
Tre principi pratici:
Precisione (nomi, cibi, oggetti: chiamarli come si chiamano localmente)
consapevolezza di bias, stereotipi, pregiudizi (anche quelli “positivi”)
molteplicità: più voci, più punti di vista, perché le culture sono sistemi complessi.
Parole ad alto rischio: povertà, “terzo mondo”, “civilizzazione”
Caso-scuola: “il paese è povero” (Bosnia) è un'etichetta stigmatizzante che appiattisce la complessità.
Distinzione concettuale (e implicazioni) tra “povero” e “misero”; meglio un approccio people-first (“persone con reddito sotto una soglia…”).
Ci aiutano le linee guida ONU: evitiamo categorie come “terzo mondo / in via di sviluppo / sottosviluppato”, preferire definizioni misurabili (povertà assoluta/relativa accompagnato da dati).
Esotico contro esotismo: una distinzione centrale
Esotico (exo = “fuori”): può essere neutro/alleato dell’immaginazione e dell’incontro.
Esotismo: pacchetto di cliché + voyeurismo + gerarchie implicite + colonialismo; tende a cercare il “bizzarro” e a fissare l’altro come tableau di stranezza.
“Cliché vuoti” da disinnescare (lista-chiave)
Evitare termini come: tradizionale, autentico, genuino, incontaminato, paradiso, landa desolata, primitivo, lontano dalla civilizzazione.
Questi termini alimentano la “nostalgia imperialista” (Rosaldo): rimpianto spocchioso per un “prima” spesso immaginario (“non è più come quando non eravamo arrivati noi…”).
Dare spazio: usare il proprio privilegio per lasciare microfono a lingue e voci locali, ampliando la pluralità.
Avereconsapevolezza dello sguardo occidentale: non sparisce, ma si può ridurre il danno; ci aiuta tenere netta la linea tra esotico (alleato) ed esotismo (cliché coloniale).
Chi è Eleonora Sacco
Eleonora Sacco è un’autrice e guida italiana. Scrive di viaggi e cura il blog painderoute.it. Dal 2019 organizza e accompagna viaggi nei Balcani, in Caucaso, Asia Centrale e Sud-Occidentale. Nel 2023 fonda Kukushka Tours. È esperta di minoranze etniche dell’ex URSS e di patrimonio artistico e architettonico sovietico. È autrice, insieme a Angelo Zinna, dei podcast "Cemento" (2019-2021) e "Kult" (2023). Ha scritto il libro "Piccolo alfabeto per viaggiatori selvatici" (Enrico Damiani Editore, 2020).
Segreteria e organizzazione : info@diparolafest.it